Gli scavi di Oplontis rappresentano il Parco Archeologico di Torre Annunziata: un centro residenziale per famiglie e personaggi di altissimo rango, sepolto dall'eruzione del Vesuvio del 79 d. C. Scavi e ricerche archeologiche hanno portato al recupero di gioielli di grande pregio e finissima fattura, che, insieme con quelli venuti alla luce a Pompei ed Ercolano, formano una collezione unica di valore inestimabile e testimoniano l'esistenza di una autentica scuola orafa.
Di grandissimo interesse è la Villa di Poppea, moglie di Nerone, conservatasi in ottimo stato e che, al momento dell'eruzione, era disabitata per i danni riportati nel terremoto dell'anno 63. Se, per tale motivo, mancano suppellettili d'ogni genere, ricchissimi sono gli affreschi e ampi e lussuosi gli ambienti: ingresso, peristilio, complesso termale, sala di ricevimento, giardino, stanze padronali e locali destinati alla servitù, portico, larario, grande piscina.
I primi ritrovamenti risalgono al 1831; successivamente furono scoperti cunicoli attribuiti agli impianti termali di Marco Crasso Frugi, i resti della Villa di Caio Siculi e la Villa di Lucio Crasso Terzo, un notevole complesso rustico su due piani e a breve distanza dalla Villa di Poppea, risalente alla fine del III secolo o ai primi del II secolo a. C., e quindi anteriore alla villa della moglie dell'Imperatore, dove sono stati ritrovati arredamenti, oggetti d'uso domestico e il corpo di una giovane con i monili che indossava al momento dell'eruzione. Le ricerche hanno potuto accertare che a Oplontis funzionava un complesso, per la produzione il sale marino, nella zona dell’odierno porto di Torre Annunziata, ancora oggi nota come "la salèra".

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| La Villa di Poppea |
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Scavi di Oplonti: affresco |
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Scavi di Oplonti: affresco |
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Villa di Poppea: portico |
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